Giunio Rizelli
Universidad de Foggia

Follia, passioni, responsabilità nell’esperienza giuridica del principato


Resumen

Gode di una certa diffusione fra gli studiosi l’idea che i giuristi romani, influenzati dal pensiero stoico, assimilino talvolta il fenomeno passionale alla patologia mentale di origine organica, sfumandone, di conseguenza, i caratteri in quelli della follia. Di tale circostanza non mancherebbero indizi. Si pensi, a titolo d’esempio, alla tesi - datata, ma che non sembra aver suscitato, nella prospettiva qui discussa, particolari critiche - dell’Audibert sull’origine della cura del prodigo. Secondo lo studioso francese – che ragiona, peraltro, sulla scorta di suggestioni derivanti dalla recente enucleazione di nuove categorie psichiatriche - l’etica stoica, per cui sono insensati quanti si lasciano sopraffare dalle passioni, avrebbe indotto la giurisprudenza romana ad individuare nuove forme di follia, accanto a quella conosciuta dalle XII tavole, e spinto il pretore a considerare pazzi i prodighi, non identificabili come tali sulla base dell’antica legge, al fine di sottoporli a curatela (mentre il pazzo – furiosus - avrebbe avuto un curatore legittimo, il demens o mentecaptus, in quanto monomane - affetto, cioè, da una forma di delirio localizzato, concentrato su un oggetto specifico, che non pregiudica il funzionamento dell’intelligenza - ne avrebbe avuto uno dativo, assegnato dal pretore). In pratica, il magistrato, per sottoporre a curatela i prodighi, sottratti alla previsione dell’antica legge, li avrebbe considerati folli (anticipando, in qualche maniera, gli alienisti dell’’800, che vedono nella prodigalità una probabile manifestazione di malattie mentali). Dunque, quanto meno in questo caso, al fine d’impedire al dissipatore di distruggere il patrimonio di cui è titolare, il più recente diritto avrebbe applicato in tutto il suo rigore l’idea stoica.
Tuttavia, i passi dei giuristi, invocati a riprova del fatto che l’incapacità del prodigo e quella del folle sono della stessa natura, ragionano, piuttosto, sulla base dell’analogia fra la situazione dell’uno e quella dell’altro: assimilazione, questa, che presuppone l’impossibilità di una loro identificazione. Da una lettura non prevenuta delle fonti emerge, insomma, che, in generale, i comportamenti tenuti da coloro considerati folli e da quanti appaiono, invece, indotti da una passione vengono trattati, nell’esperienza giuridica romana, in modo diverso. Si cercherà di mostrarlo nelle pagine che seguono. A tal fine, premesse alcune precisazioni su nozioni che ricorrono nel corso dell’esposizione e dopo un rapido cenno agli orientamenti etici in materia, che appartengono a un patrimonio culturale comune e che possono aver condizionato le opinioni dei giuristi, si propongono due esempi relativi, rispettivamente, agli atti posti in essere da una persona per la quale esista una diagnosi di “malattia mentale” organica e alle condotte determinate da una spinta passionale.

Bibliografía

  • Il presente contributo si basa sui seguenti lavori, cui si rinvia, in generale, per la bibliografia impiegata: G. Rizzelli, Dinamiche passionali e responsabilità. La «Medea» di Seneca , in E. Cantarella e L. Gagliardi (a cura di), Diritto e teatro in Grecia e a Roma , Milano, 2007, 241-267; Il furor di Elio Prisco: Macer 2 iud. publ. D. 1.18.14 , in Studi G. Nicosia , VI, Milano, 2007, 495-530; L’adulterio. Immagini, etica, diritto , relazione tenuta in occasione del Convegno internazionale di Diritto romano di Copanello (Italia), svoltosi dal 4 al 7 luglio 2008, Ubi tu Gaius. Modelli familiari. Modelli familiari, pratiche sociali e diritti delle persone nell’età del principato ; Libero arbitrio e responsabilità nel V libro del De civitate dei agostiniano , relazione tenuta, il 21 novembre 2007, presso la Escola Superior da PGE do Curso de Especialização em Direitos Humanos di San Paolo (Brasile). In particolare, sulla figura di Medea si segnala, in lingua spagnola, A. López e A. Pociña (a cura di), ‘Medeas’. Versiones de un mito desde Grecia hasta hoy , Granada, 2002. Il furiosus è oggetto della monografia di C. Lanza, Ricerche su ‘furiosus’ in diritto romano , I, Roma, 1990. Gli autori moderni e le opere citati nel corso del contributo sono: A. Audibert, Études sur l'histoire du droit romain . I. La folie et la prodigalité , Paris, 1892; Ph. Pinel, Traité médico-philosophique sur l’aliénation mentale ou la manie , Paris, 1800 (la traduzione spagnola è del 1804. Una seconda edizione dell’opera, interamente rielaborata, è apparsa nel 1809); J. Pigeaud, La Maladie de l’Âme. Étude sur la relation de l’âme et du corps dans la tradition médico-philosophique antique, Paris, 1981.